Paddle Float

Incontri gratuiti di Formazione e Sicurezza tenuti dall’Associazione CANOAVERDE di Genova.

Solo alcuni suggerimenti, Just a few suggestions

Cos’è un Paddle Float (PF) ? È importante averlo?

Ecco le prime domande da porsi e, citando liberamente da Wikipedia, la risposta è la seguente: “Il Paddle Float, di solito di colore rosso, arancione o giallo, è un galleggiante che abbinato alla pagaia si utilizza principalmente per rientrare nel kayak dopo un ribaltamento, una manovra definita di auto salvamento (Self Rescue). Esistono due tipologie di PF, la variante gonfiabile e la variante rigida in schiuma. La variante gonfiabile (almeno con due camere d’aria) è quella più comunemente utilizzata, ma deve essere gonfiata prima dell’uso. In alternativa, si può utilizzare la variante rigida in schiuma, che di solito ha una minore galleggiabilità e richiede più spazio (da assicurare sul ponte del kayak), ma è più facile da gestire in condizioni di freddo, stanchezza e mare mosso. Insomma i soliti pro e contro da analizzare.

Tutti i tipi di PF hanno una sorta di “tasca” in cui inserire una pala della pagaia 1 . La pagaia, con il PF a una estremità in acqua, si posiziona perpendicolare al kayak formando una “T”, in pratica si aumenta la stabilità del kayak. Si utilizza anche per svuotare il kayak. Ottimo per allenarsi e imparare la manovra dell’eskimo e ovviamente si può usare in caso di emergenza come ulteriore salvagente oltre al giubbotto, sia per questioni di galleggiabilità sia di visibilità in acqua.

Tecniche di risalita

Rientro col Paddle Float
Figura 1 Rientro col Paddle Float

Le tecniche di risalita sono molteplici, alcuni siti e tanti video spiegano come eseguirle, in particolare (fig. 1) sul sito www.kayaktutorial.com c’è il tutorial Rientro col Paddle Float | KayakTutorial.com. Un’animazione molto ben fatta che illustra una delle possibili tecniche di risalita in kayak con Paddle Float, sito molto interessante anche per altre manovre. Altresì interessante il video di Dimitri Vandepoele “NORTHSEAKAYAK – The Paddle Float Self Rescue” che mostra altre tecniche di risalita.

Figura1a NORTHSEAKAYAK, Paddle Float Self Rescue

È importante seguire dei corsi con istruttori qualificati e fare pratica nelle condizioni di mare che potrebbero causare il ribaltamento. Talvolta si sottovaluta l’aspetto delle condizioni meteorologiche avverse, ma con mare poco mosso o mosso le cose cambiano tragicamente.

Dopo aver guardato alcuni video e seguito qualche tutorial, forse ancor prima di fare una prova pratica in un corso, una lettore curioso potrebbe domandarsi: “Durante la risalita in kayak, il Paddle Float può staccarsi dalla pagaia? E con il vento, cosa succede?

È semplice, il PF in sposta in direzione del vento, soprattutto i gonfiabili, molto più velocemente di quanto non facciano il kayak e il kayaker e pertanto si allontana. Per evitare questo inconveniente tutte le tipologie di PF dispongono di una cinghia dotata di una fibbia a scatto, in plastica, per assicurare la pagaia. Non farlo, per fretta o distrazione, può portare alla perdita del Paddle Float, una situazione pericolosa, in particolare navigando da soli 2 (leggi articolo “Kayak: Analisi di un incidente“). Occorre usare sempre la cinghia.

Pagaie groenlandesi

La soluzione della cinghia funziona egregiamente con le pagaie europee, ma meno con quelle groenlandesi, soprattutto con il PF rigido, già solo durante le prime prove per esercitarsi, anche in acque tranquille, è facile perdere il PF 3.

Per fissare con sicurezza il PF alla pagaia groenlandese occorrerebbe fare due giri con la cinghia intorno alla pala ( fig. 2a ), ma quasi sempre le cinghie, anche se regolabili non sono così lunghe da permetterlo. Si potrebbe cucire un altro pezzo di cinghia allungando così quella già presente oppure, più semplice, aggiungere uno stroppetto con un nodo Magnus Hitch (simile al Prusik) da stringere rapidamente e con forza alla pala della pagaia (fig. 2), dall’altro lato si annoda lo stroppetto alla cinghia mediante un nodo a sgancio rapido 4 per ogni emergenza. Ovviamente tutti gli accorgimenti per assicurare un accessorio/oggetto hanno come contropartita la necessità di doverlo poi liberare/slacciare. Ad esempio, il cordino definito Paddle Leash garantisce di non perdere la pagaia, ma potrebbe diventare un ostacolo nel caso ribaltamento o nella manovra di Eskimo. Occorre sempre valutare i pro e i contro, ma si possono individuare anche altre soluzioni.

Nel caso di PF rigido, da tenere sul ponte del kayak sotto le cime elastiche, lo stroppetto potrà anche servire per assicurarlo alle stesse cime infilando la cinghia nell’asola dello stroppetto. Così, in caso di ribaltamento, anche se il PF si dovesse liberare dagli elastici, rimarrà vincolato al kayak, ma accessibile .

Paddle Float e Greenland Paddle tecnica di fissaggio
Figura 2a Paddle Float e Greenland Paddle tecnica di fissaggio

Collegamento pagaia e kayak durante la manovra di risalita

maniglie elastiche
Figura 3 “Maniglie” con corde elastiche -bungee cord handle

Per effettuare la manovra di rientro molti canoisti preferiscono tenere con la mano (fig. 1, fig. 4) la pagaia appoggiata sulla parte posteriore del pozzetto e contemporaneamente il bordo del pozzetto, il che rende più immediato il recupero della pagaia dopo il rientro. Però la pagaia groenlandese ha un manico più corto, di diametro maggiore rispetto al manico della pagaia europea e di conseguenza non sempre è facile afferrare contemporaneamente bordo del pozzetto e pagaia per fare la manovra di rientro, soprattutto con mani fredde e intorpidite. Quindi un altro accorgimento, per i kayak privi di tale accessorio, è quello di predisporre delle “maniglie” in cui poter infilare l’altra pala della pagaia in modo che la “T” formata dall’insieme kayak+pagaia+PF (fig. 3) sia un po’ più stabile. Certo la contropartita sarà poi estrarre la pagaia dalle maniglie, pertanto occorre fare delle prove. Le maniglie si possono realizzare con spezzoni di cima elastica legati sulle cime perimetrali a formare due “asole” (fig. 3) in cui inserire la pagaia. I nodi per legare gli spezzoni di cima elastica alle cime perimetrali possono essere dei semplici Nodi Cappuccino (Double Fisherman), ben assuccati. La curvatura del ponte del kayak influenza molto la struttura delle maniglie (magari doppie se gli elastici sono deboli) che sarà da perfezionare in relazione a diverse prove. Adottando questa soluzione forse è preferibile utilizzare la tecnica Heel Hook Rescue (vedi video fig. 1a).

Mare poco mosso o mosso, con vento

Nella manovra di rientro, indipendentemente dal tipo di pagaia, il vento, può causare altri problemi. Infatti, applicando la tecnica classica di risalita con PF (sito www.kayaktutorial.com), con vento moderato o teso, è necessario risalire nel kayak dal lato sopravento. Seguire il kayak alla deriva aiuta a tenere le gambe alte. Se cercate di rientrare dal lato sottovento, le gambe finiranno sotto lo scafo che potrebbe rovesciarsi nuovamente proprio nel momento in cui si risale. I movimenti devono essere abbastanza rapidi, meno onde colpiscono l’imbarcazione mentre si rientra nel pozzetto, maggiori sono le possibilità di successo della manovra.
Una volta rientrati nel kayak, per sicurezza, ci si dovrà reggere sempre sul lato sopravento, verso le onde in arrivo, per ultimare l’operazione, indossando il paraspruzzi e aggottando 5 il pozzetto.

Avvertenze

  1. Nel caso di PF gonfiabili è talvolta preferibile gonfiare solo in parte il PF, inserire la pala della pagaia nella tasca e ultimare il gonfiaggio ↩︎
  2. Il Paddle Float è il tipico accessorio che si usa proprio quando si è soli, le tecniche di salvataggio assistito con un altro kayaker sono decisamente più efficaci e efficienti del Self Rescue con il PF. ↩︎
  3. Alcuni costruttori hanno progettato PF adatti alle Greenland Paddle (la ditta Gram Kayak ne produce uno), sono solo un po’ più cari, però nell’ipotesi di avere una pagaia europea come pagaia di scorta è preferibile un modello che possa adattarsi a entrambe. ↩︎
  4. In questa situazione può andare bene sia il classico Nodo del Bandito (Highwayman Hitch) oppure un Nodo Parlato Doppio ganciato (Double Splipped Clove Hitch) entrambi ben assuccati. ↩︎
  5. Aggottare: termine di Melvilliana memoria, nel linguaggio di marina: “cavare l’acqua dal fondo di un’imbarcazione gettandola sopra il bordo con una gottazza o con altro mezzo” In questo caso più propriamente una pompa di svuotamento manuale. Infatti, probabilmente, ci sarà dell’acqua dentro il kayak e occorre usare la pompa per svuotarlo, operazione da eseguire con il paraspruzzi ben posizionato lasciando solo un piccolo spiraglio per la pompa. Si procede poi sfilando il paddle float dalla pagaia, ma attenzione non va posizionato il mezzo alle gambe neanche momentaneamente. ↩︎
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